Verso la Perugia-Assisi: Lungo il Po, verso una città d’arte amica della bici

Anche oggi tappa lunga, 125 Km da Guastalla a Ferrara, per la spedizione dei ciclisti di Bicipace e Legambiente ad Assisi da Rho, dalla Valle Olona e dal Verbano. Il chilometraggio è lievitato rispetto a quello previsto perche si è deciso di seguire l’alzaia sud del Po, salvo poi frazionarsi strada facendo, per alcuni approfittando anche di comode piste ciclabili nei dintorni del “traguardo” ferrarese. Valeva la pena di seguire l’alzaia, per gli splendidi panorami della pianura e delle acque mormoranti del grande fiume, messi in risalto dalla luce radente che filtrava attraverso le nuvole. Bellissima e inaspettata è risultata la visita a San Benedotto Po, cittadina tecnicamente in Lombardia (la provincia è quella di Mantova) ma per ambiente, dialetto, strade e vicende storiche più vicina a Bologna che a Milano. Qui si trovano la grande basilica benedettina e il chiostro dell’abbazia del Polirone, che fu grande potenza del monachesimo cluniacense nel Medioevo: vi si fece seppellire nel 1115 l’ultima dei Canossa, i signori di queste terre, la nobile Matilde che ospitò papa Gregorio VIII per il suo memorabile incontro-scontro con l’imperatore Enrico IV (da cui il detto “andare a Canossa”).

Dopo una lunga sfacchinata a pedali con tempo clemente, a differenza di ieri, ma resa a tratti faticosa da un forte vento trasversale o contrario, e una pausa pranzo auto(dis)organizzata in quel di Bondeno, la comitiva è giunta alle 16 a Ferrara: e la media è stata vicino 25 Km/h.
La città di Ferrara merita una visita a prescindere da come ci si arriva, ma la bicicletta è ideale per girarla: è uno dei primi centri d’Italia che ha adattato la mobilità ai mezzi a due ruote non motorizzati, che qui sono sempre stati in auge. Un centro storico di dimensioni ridotte, ma ricco di testimonianze storiche della secolare signoria degli Estensi, lontani eredi di quegli Obertenghi che furono antenati di un gran numero di famiglie nobili italiane, Ferrara sintetizza nel suo mix di arte, buona cucina e cortese accoglienza alcuni degli aspetti più tipici dell’Emilia. Non guasta la vicinanza ad altri punti d’interesse: naturale, con il delta del Po, il bosco della Mesola e le Valli di Comacchio; storico ed artistico con le suggestioni bizantine di Ravenna; turistico con le ampie spiagge del litorale adriatico.

Il centro storico di Ferrara ha un nome e un cognome: quelli di Biagio Rossetti, in origine architetto militare, che dal 1492 ebbe l’incarico di ridisegnare l’urbanistica cittadina dai duchi, e produsse quella che oggi è nota come “addizione erculea” (dal nome del duca Ercole), realizzando un bell’esempio di equilibrio urbano nella migliore ottica rinascimentale, badando sì alle ragioni della difesa (le mura, ben conservate) ma senza affatto trascurare quelle dell’estetica (il famoso Palazzo dei Diamanti). E non bisogna dimenticare altri punti di riferimento come il Castello Estense, la cattedrale romanica, la Casa Romei, il municipio. Ma più che i singoli monumenti, per quanto insigni, conta l’equilibrio mirabile dell’insieme: quello che i nostri hanno potuto visitare in una città amica della bicicletta come poche, prima delle ben meritata cena all’ostello, pieno di ragazzi da mezza Europa.


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