Verso Assisi: lavata generale sulle strade di Verdi e Guareschi

Acqua da tregenda sulla spedizione ciclistica di Bicipace e Legambiente ad Assisi. I nostri eroi hanno dovuto sciropparsi 120 chilometri sotto una pioggia a tratti battente, ma lo spirito è buono e anche questa difficoltà climatica non fermerà i pedalatori. Ieri sera un’ottima cena emiliana offerta dall’amministrazione di Gragnano Trebbiense, presenti il giovane sindaco e un anziano consigliere comunale, ha allietato la comitiva con i tipici pisarei e fasò, il più piacentino dei pioatti, e un gustoso arrosto. La cena ha preceduto la notte di riposo nella plaestra comunale, con sacchi a pelo e materassine: a disturbare, solo il russare “a motosega” di qualche componente della spedizione… e i seri problemi del vostro febbricitante cronista, il più giovane della combriccola, nemmeno provato dalla fatica essendo al volante, e il primo e si spera ultimo a doversene tornare a casa per curarsi.La cronaca prosegue “via telefono”, quindi, ma con assoluta aderenza all’esperienza della ventina di avventurieri del pedale. La tappa odierna, anch’essa piatta, ha portato la comitiva da Gragnano Trebbiense a Guastalla, antica cittadina a lungo (1539-1748) sede di un ducato indipendente. Sul percorso, il primo incontro notevole è stato quello con gli Alpini e la loro “festa Granda” in quel di Piacenza. I nostri sono piombai con le loro bici e le loro bandiere della pace in mezzo alla manifestazione, manco a farlo apposta, proprio al momento dell’alzabandiera! Scena insolita di celebrazione di valori militari e pacifismo direttamente contrapposti, e… Digos che assiste perplessa, pensando forse a qualche (inesistente) contestazione. Un semplice incrocio di destini in una città che da sempre è un crocevia, da quando i romani, come ci ricorda la colonna sormontata dalla lupa che allatta Romolo e Remo, fondarono Placentia per tenere buoni i riottosi celti e liguri e portare la civiltà urbana in riva al Po.

Il tracciato, allontanatosi dal capoluogo più occidentale dell’Emilia, proseguiva nella Bassa verso il Po, tra campi di pomodori e… le prime secchiate d’acqua, che avrebbe accompagnato il gruppo fino a Guastalla. Si è passati per la zona di Cortemaggiore, famosa in passato per i giacimenti di di idrocarburi con cui l’Agip rilanciò la sua attività negli anni difficili del dopoguerra, sotto l’impulso di Enrico Mattei; ma era soprattutto la campagna con la sua quiete agreste e i suoi nobili paesi ad attirare lo sguardo.

“Sosta tecnica” a Busseto, dove in un’antica osteria i ciclopacifisti hanno potuto gustare dell’ottimo culatello; non è mancato un rituale passaggio presso la casa natale di Giuseppe Verdi, in frazione Roncole. Il diluvio non dava tregua, e i nostri proseguivano in una terra che anche sotto la pioggia non nascondeva le sue bellezze. A Colorno, una brevissima visita alla splendida reggia dei duchi di Parma; poi, proseguendo ormai in riva al Po, si arrivava a Brescello, Emilia profonda, con le sue memorie di Peppone e don Camillo, ma soprattutto del loro creatore, Giovannino Guareschi, “reazionario” incallito, scrittore di profonda umanità e umorista finissimo che ancora oggi ci tratteggia il gusto di un’epoca e lo spirito di un grande popolo, quello emiliano, passionale e sanguigno, ospitale e orgoglioso, lavoratore e festaiolo. Costeggiato il Po sull’alzaia (potrebbe essere tenuto meglio il tratto da Brescello a Guastalla, rimarcano dal gruppo), dopo un picoclo ritardo per una foratura e un cambio camera d’aria, l’arrivo, finalmente, ad un ostello con splendida vista sul Po, proprio in riva al fiume, per il meritato riposo.. e la doverosa asciugatura di mantelline e K-Way vari. In attesa di un’altra cena di quelle gustose, per ritemprare le forze in vista della tappa di domani, obiettivo Ferrara, città d’arte, e soprattutto, città amica della bicicletta come nessun’altra in Italia.

Saltabeccando 74

Partenza con strascico d’estate… e prospettive di pioggia

E via!
La comitiva di Bicipace e Legambiente diretta ad Assisi è partita stamane da Rho (i meno… fortunati si sono però sciroppati ben 128 km dalla Valle Olona) per raggiungere nel pomeriggio, in una calura ormai fuori stagione, il piccolo centro piacentino di Gragnano Trebbiense, dove il comune, sindaco in testa, darà ospitalità alla ventina di pedalatori-pacifisti venuti dall’Asse Sempione.
Obiettivo Marcia della Pace, già con qualche preocupazione per il meteo, che se oggi ha riservato un sole a martello domani, per la tappa che in un centinaio abbondante di chilometri condurrà a Guastalla, promette pioggia fitta e fredda.
Primo dovere di un cronista è la verità: chi scrive alla partenza da Rho non c’era, ma è al volante dell’”auto-appoggio” per i “bustocchi”. Permettendo con ciò di portare i bagagli e raggiungere i compagni di viaggio nelle varie… semitappe: quest’oggi Villanterio, paese della Bassa lodigiana, per un’appetitosa merenda a base di robusti panini con affettati e formaggi; e Castel San Giovanni, piacevole cittadina emiliana al confine con l’Oltrepò lombardo, dove si è rimediato anche ad un piccolo incidente meccanico ad una delle biciclette. Piatto – salvo cavalcavia – il percorso, che dalla zona dei fontanili, tra Milano e Magenta, è sceso verso la fertile Bassa, punteggiata di campi e rogge e di antichi centri agricoli, oggi spesso paesi-dormitorio per il pendolariato milanese, oggi addormentati sotto un sole quasi africano che li affocava (massima 31 gradi). Giù giù lungo la statale della Val Tidone, fino al lungo ponte su un Po insolitamente “in forma” e ricco d’acqua. Lasciando ad altri più titolati riti con ampolle e sacri giuramenti, ci siamo contentati di ammirare e fotografare il grande fiume, “figlio” del Monviso e di tutti gli affluenti che rigano Piemonte, Lombardia ed Emilia.
I chilometri pur numerosi non si sono fatti troppo sentire, benchè l’età media del gruppo sia oltre gli “anta”; il diavolo, si sa, non è mai brutto come lo si dipinge (come da ultime parole famose del mitico ragionier Filini!) Si attende con appetito la cena, tipicamente emiliana, per rifarsi delle energie spese. E si incrociano le dita sperando di evitare una lavata l’indomani (ma mentre scriviamo, si sta già alzando un vento preoccupante!)

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