Addio a Wangari Maathai, prima donna africana Nobel per la pace

Bicipace ricorda Wangari Maathai, venuta a mancare proprio domenica 25 settembre mentre molti di noi erano impegnati alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Nel nostro piccolo le avevamo dedicato nel 2004, un’edizione di Bicipace. Ci aveva colpito la sua forza e la sua determinazione nel cercare di cambiare le sorti del paese africano e della sua gente anche attraverso gesti semplici, come piantare alberi.

Riportiamo di seguito il ricordo di  Maurizio Gubbiotti, coordinatore segreteria nazionale Legambiente, che condividiamo.

“E’ davvero una tristissima notizia che mentre marciavamo a centinaia di migliaia e un serpentone festoso e colorato si distendeva nelle strade e nelle campagne umbre chiedendo pace nel mondo e celebrando il cinquantenario della Marcia Perugia-Assisi voluta da Aldo Capitini nel 1961, si spegneva a Nairobi Wangari Maathai, prima donna africana a ricevere nel 2004 il Nobel per la pace, per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace.

Fin dai primi momenti dell’impegno della nostra associazione in campo internazionale lei aveva rappresentato uno dei nostri punti di riferimento più importanti. Wangari aveva da sempre la capacita’ di coniugare le battaglie ambientaliste a quelle per la sostenibilita’ alimentare e per i diritti delle donne nel continente africano, quindi un vero modello per l’impegno di Legambiente nel nostro Paese e a livello mondiale, ma soprattutto l’esempio per tutti gli ambientalisti nonché  interprete fondamentale dell’ambientalismo moderno.

Una grande donna, una grande persona della quale quando l’ascoltavi o ci parlavi, percepivi la grande passione, la grande cultura e un senso di responsabilità’ nei confronti del suo Paese enormi. Ho avuto il piacere di incontrarla più volte, alcune anche nel suo ufficio a Nairobi, sia quando ricopriva un ruolo istituzionale, era membro del Parlamento Keniota ed era stata assistente ministro per l’Ambiente e le risorse naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki fra il gennaio 2003 e il novembre 2005, che da leader ambientalista a capo di Green belt, (cintura verde), e oltre alla sua gentilezza unita ad una risolutezza da persona che aveva pagato tanto in prima persona, ti colpiva anche tutto quell’affetto che la circondava.

Come  Legambiente l’avevamo invitata tante volte ma non era facile sottrarla all’impegno costante nei suoi luoghi, ma anche quando non riusciva ad accogliere personalmente l’invito non rinunciava mai a mandarti qualcuno che la potesse sostituire o uno scritto o un video. Oggi che e’ evidente a tutti quanto siano drammaticamente centrali la crisi ambientale e quella climatica, la sua mancanza sara’ davvero enorme. Piaceva a tantissimi questa professoressa di anatomia veterinaria, di etnia Kikuyu, ed era proprio giusto che fosse così!
Hello, kiss,  Wangari”

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In centomila per la pace; le immagini di BICIPACE

Queste sono le nostre stime. In tanti, tantissimi stamattina siamo partiti dai giardini del Frontone di Perugia. A circa sei kilometri il corteo colorato della pace non era ancora interrotto. Tanti gli amici incontrati, tra cui padre Alex Zanotelli.

Inviato con HTC

In bici per la pace: il caldo abbraccio dell’Umbria

Ci siamo. Dopo circa 750 chilometri sui pedali in sei giorni, è giunta a destinazione la pattuglia cicloturistica di Bicipace e Legambiente che, partita da Rho, da Busto Arsizio, da Vanzaghello e dalla Valle Olona, si è diretta ad Assisi per la Marcia della Pace di domenica prossima, 25 settembre. Un po’ stanchezza e di mal di gambe, alla fine: è comprensibile dopo tanta strada e due tappe impegnative nei giorni precedenti.
Molto caldo oggi, venerdì, e giornata “più da pennichella che da pedalata”, in un clima quasi da ultimo giorno di scuola. “Solo” una cinquantina di chilometri, da Gubbio a Bastia Umbra, fatti ad andatura decisamente turistica, “slow”, quasi a voler procrastinare l’arrivo, e con esso la fine di un’esperienza importante. Da Gubbio, superato un basso colle, si è poi scesi verso la zona di Perugia e il Tevere. Un percorso quasi meditativo, nel verde e nel caldo fattosi nuovamente estivo, con la consapevolezza agrodolce della fine del viaggio e della fatica di pedalare.

A mezzogiorno il gruppo ha raggiunto con tutto comodo la fiera di Bastia Umbra, dove il Tavolo della Pace che sta tenendo un meeting con mille giovani. “Ci siamo registrati come Bicipace e abbiamo ascoltato alcuni interventi” racocnta Flavio Castiglioni. “Il clima è frizzante, piacevolissimo, con tanti ragazzi, un’aria di cambiamento e di impegno da parte di chi prende con sincerità e voglia di portarlo avanti il messaggio pacifista. Questo ci stimola a portarci dietro l’esperienza positiva di questo viaggio e ad andare avanti anche sul nostro territorio”.
Nel pomeriggio sarà ora del meritato relax – in vista un aperitivo ad Assisi all’ombra delle basiliche. Domani, sabato, di nuovo a Bastia Umbra, sede di partenza della Marcia, i ciclopacifisti giunti da un po’ tutta Italia terranno un ritrovo generale cui i nostri, ovviamente, parteciperanno.
Da stasera e per due notti il gruppo pernotterà comodamente in albergo a Rivotorto, vicino alla chiesa di San Damiano. Assisi è lì, protetta dal Subasio: la sera, vista da lontano, si accende come un presepe, con la montagna a farle da “grotta” su uno sfondo di stelle.

 

 

Grazie a Saltabeccando74, autore di tutti i post di questa avventura.

 

In bici per la pace: verso il cuore verde d’Italia

Tappa di montagna prima e collina poi tra Pennabilli e Gubbio, Romagna e Umbria, attraverso l’interno delle Marche. Partenza impegnativa, subito in salita ripida, e arrivo sereno, in discesa con vista sulle verdi distese dell’Umbria, nel cuore d’Italia. Il gruppo di Bicipace e Legambiente che dall’hinterland e dall’Alto Milanese sta raggiungendo Assisi per la Marcia della Pace ha potuto profittare oggi di strade generalmente non molto trafficate, cosa sempre gradita per chi pedala e non vuole essere affumicato o messo a rischio durante un’attività già faticosa di suo.
Salitissima subito, dalla porta dell’ostello di Pennabili, dopo la debita ed energetica colazione, sono stati sette chilometri di quelli tosti per arrivare alla cantoniera del Carpegna, quota mille e spiccioli; asperità non da poco e subito gruppo disgregato dalle pendenze, per poi ricompattarsi in cima. In testa ovviamente i “prof” del pedale come Simone: non c’è da meravigliarsi. Si sono distinti anche i “vanzaghellesi” (in realtà, due sono bustocchi), aggregatisi giusto ieri al gruppo: pur non più giovanissimi, ma sempre assai validi, già soprannominati “l’avanguardia gialla” dal colore delle magliette.
Dopo il Carpegna, “mangia e bevi”, ossia saliscendi, in gergo ciclistico, fra contropendenze ripide, soprattutto verso il paese di Peglio, per poi “picchiare” su Urbania, gradevole centro sul Metauro, di origine medievale. Queste sono le terre del Montefeltro, antico ducato con signori propri, tra cui il famoso Federico, condottiero e mecenate, immortalato di profilo da Piero della Francesca. La sua capitale era Urbino, a poca distanza da qui: ma i nostri ciclisti non hanno ptuto raggiungere la bellissima città, vero vanto dello “stile italiano” nel vivere, resa ancora più fresca dalla presenza di tanti giovani per l’università. Da Urbania i nostri ciclisti si sono spinti a sud, incontro al caldo sole (e fin a un po’ d’afa) passati. Poi Acqualagna, il paese natale di Enrico Mattei, rifondatore dell’Agip e motore primo dell’Eni fino al misterioso assassinio (?); e Cagli, capitale del tartufo, in lotta accanita per il titolo con la piemontese Alba. A Cagli ci si è fermati per pranzare, il gruppo è giunto a spezzoni all’appuntamento col pullmino “alimentare” su cui non mancano mai pane, affettati e formaggio di giornata; poi via lungo la vecchia Flaminia, poco battuta. Qui il gruppo si è diviso, e chi ancora ne aveva è salito serpeggiando fra belle viste nel verde alla Madonna della Cima, quota 777, per piombare su Gubbio, un’altra parte si è sciroppata una pericolosa galleria sulla statale nuova.
Gubbio è bellissima, a parere di tutti: con monumenti medievali ma anche resti antichissimi (il teatro romano, tra i più vasti esistenti), perchè questa è la città in cuoi sono state scoperti i più antichi testi italici, le Tavole Eugubine in lingua umbra antica, affine al latino, in cui già si citava “Ikuvium”. Pietre grigie, viuzze strette, architetture di impronta “gotica” caratterizzano il borgo medievale; la vista dalla piazza principale sulla verdissima vallata che si perde in lontananza nell’azzurro vale da sola una visita. Unica cosa negativa, Gubbio è invasa di auto: non c’è zona pedonalizzata, e anche in centro se ne trovano che scorrazzano per le viuzze impestando pedoni e ciclisti con i gas di scarico. Gli ambientalisti, ovviamente, storcono il naso.
La ciclo-comitiva è stasera ospite presso il locale convento delle suore, in posizione pregevolmente panoramica. E dopo 104 kme più di mille metri di dislivello, una buona cena, autogestita data la disponibilità di una cucina, è il modo migliore di chiudere una giornata impegnativa, mentre la sera cala e l’aria si fa un po’ frizzante. Guardando serenamente a domani, quando una tappa più breve portarà i nostri amici a due ruote direttamente ad Assisi, al cospetto del Santo e della sua basilica… bipiano.

Verso la Perugia-Assisi: e venne finalmente la montagna….

Prime asperità per la spedizione ciclistica degli amici di Bicipace e Legambiente, dal Nordovest lombardo (Rho, Busto Arsizio, Valle Olona) ad Assisi, ( nella foto però, una foto della tappa a Ferrara…). Dopo la tappa di Cesena, che ha avuto per unici ostacoli il vento e il traffico pesante oggi la strada si è subito impennata e i nostri si sono immersi in paesaggi sereni e ariosi, ben lontani dalla frenesia della via Emilia o delle grandi capitali del divertimento estivo intorno a Rimini. Ci si è dovuti mettere “en danceuse”, come dicono i francesi, in piedi a spingere sui pedali, per avere ragione di strappi maligni, con pendenza che, riporta l’amico Simone, raggiungevano persino il 18%: sempre su strade provinciali o comunque secondarie, con scarso traffico e bei panorami di poggi ancora verdissimi, di frutteti, campicelli di mais in via di raccolta, arature recenti, boschi baciati dal sole che, stavolta senza vento, ha salutato una giornata ideale per l’esercizio fisico all’aria aperta.
Numerose salite e discese, come numerosi sono stti i borghi attraversati nei 75 tosti chilometri di oggi: tra questi hanno colpito i nostri pedalatori Monteleone, Sant’Agata, ma anche Petrella Guidi dove una targa ricorda il grande regista Federico Fellini e la moglie Giulietta Masina, compagna d’arte e di vita. Terre per cuori sensibili, come quello pieno di fantasia e miti di Fellini, o quello setimentale e lirico di Giovanni Pascoli, poeta degli affetti familiari e dell’intimità nell’Italietta giolittiana che si affacciava al mondo. Ma queste sono anche le strade, almeno nei primi chilometri di oggi, della Nove Colli, la famosa ciclomaratona di granfondo che attrae migliaia di partecipanti ogni anno.
Pausa pranzo presso un colle già teatro più volte di passaggi del Giro d’Italia, poi giù per la Valmarecchia, dove si trovano gli unici Comuni d’Italia recentemente riusciti nell’impresa di cambiare regione. Infatti l’alta valle faceva parte delle Marche, ma, esperiti tutti i vari passaggi burocratici e politici, con non poco dispiacere di Ancona è saltata sul carro di Bologna. Scelta logica, tanto più che la gente, da queste parti, è assolutamente romagnola per lingua… e ospitalità (senza nulla togliere a quella, eccellente, dei marchigiani, giustamente orgogliosi della loro terra).
Il gruppo dei bicipacifisti si sfilacciava, severamente selezionato da rampe tipo garage fra panorami da quadro rinascimentale, classicamente italiani, dominati dalle rocche arcigne di San Leo, antica prigione papalina (“un sol Pèpa, un sol Dè, un sol Fort d’ san Lè” dicevano i romagnoli) e San Marino. Mal di gambe? No grazie: tutti in grande forma dopo le tappe di pianura, “preparazione” eccellente. Salita finale a Pennabilli dove l’ostello, moderno e accogliente, attendeva la comitiva per un riposo più che mai necessario.

Anche perchè domani si sale ancora, e non poco: c’è da valicare subito il Carpegna, a quota mille metri. Poi si attraverseranno le Marche, fra i colli del Montefeltro, storico ducato, per approdare infine a Gubbio, porta dell’Umbria. E per prepararsi, non c’è di meglio che cenare: a a suon di tortellini, tagliatelle e arrosti. Carboidrati e proteine che domani serviranno, annaffiati ovviamente dal Sangiovese, che fa buon sangue. Da aggiungere infine che in giornata sono arrivati da Vanzaghello quattro nuovi “moschettieri” del pedale, a rinforzare la pattuglia “Busto e dintorni”.

Verso la Perugia-Assisi. Romagna: arte, natura, traffico pesante

Bella giornata di sole oggi, martedì 20 settembre, per i ciclisti di Bicipace e Legambiente che dalla Valle Olona e da Rho si stanno dirigendo ad Assisi per la Marcia della Pace. Niente pioggia, nonostante i nuvoloni minacciosi del primo mattino a Ferrara: anzi un sole che ha causato qualche scottatura, e tanto vento, quasi sempre contrario, a ostacolare la marcia dei pedalatori verso Cesena, mentre in cielo sfilavano veloci bianchi fiocchi sospinti dalle correnti in quota.
Il via alle 8,30, e subito sulla strada principale verso Argenta, dove si è dovuto cambiare itinerario, verificata l’eccessiva pericolosità della statale, stretta e strozzata da un traffico pesante e senza riguardi per la circolazione “slow”, a dispetto dell’altrimenti buona fama della regione Emilia-Romagna per l’uso delle due ruote. I vari Flavio, Carlo, Simone, pur abituati alle strade non certo sgombre del Varesotto, di Busto Arsizio e della valle Olona, concordano: “queste statali sono pericolose. Non c’è la minima attenzione per la mobilità lenta. Anche laddove le piste ciclabili, spesso anche belle, esistono, non sono segnalate, o collegate fra loro. Chi arriva da fuori come può sapere come muoversi?” E così, via di percorsi alternativi attraverso quell’ultimo spicchio di pianura padana, la Romagna, divisi in due gruppi. Uno è andato verso le valli di Comacchio, affascinanti specchi d’acqua, unico resto dell’immensa Valle Padusa che fino a quattro secoli or sono ricopriva tutta la riva sud del Po di acquitrini, stagni, paludi, fossi, rendendo raggiungibili in barca persino città come Modena (!), poi bonificate dalla fine del Settecento con un lungo lavoro durato un secolo e mezzo. Le Valli di Comacchio sono un ambiente unico, ricco di saporite anguille e di uccelli migratori (aironi soprattutto), fatto di tenui colori e riflessi, con un volto diverso ad ogni stagione, che imperino la nebbia o un sole africano.
Dopo questa tappa naturalistica, il gruppo degli “impaludati” si è poi diretto a Ravenna, dove, quasi stretti fra le torri della petrolchimica e le gru del porto, figurano monumenti antichissimi e insigni come il Mausoleo di Teodorico, l’astuto, feroce e capace re dei Goti che per molti fu l’ultimo vero sovrano “romano” d’Occidente; quello di Galla Placidia, principessa contesa e donna di potere al tramonto di una civiltà; e Sant’Apollinare, gioiello di quei bizantini che con una guerra rovinosa duranta vent’anni schiacciarono il regno goto piombando l’Italia nel Medioevo.
Il secondo gruppo di ciclisti ha scelto una strada più diretta e interna verso la meta attraverso le fertili campagne romagnole, passando per Lugo e trovando il solito, intensissimo traffico e una certa scarsità di percorsi alternativi per raggiungere Cesena.
Come sia, l’arrivo per tutti è stato intorno alle 17, e se la zona industriale non prometteva nulla di buono, il centro città è stato una piacevole scoperta. Aperitivo in piazza del Popolo, in attesa di raggiungere la meta serale per cena e pernottamento. Si tratta del convento dei frati cappuccini, situato in posizione panoramica con magnifica vista sul tramonto che scendeva a stendere il suo velo di fiamma e turchese su tutta la Romagna. “Un luogo paradisiaco” ci dice Flavio, che “rilassa cuore e mente, ricaricandoci in vista della tappa di domani” che prevede le prime montagne, con l’arrivo a Pennabilli, ai piedi di quel Carpegna caro alla memoria dell’indimenticabile campione del pedale, romagnolo per eccellenza, Marco Pantani. Che riposa non lontano da qui, nella sua Cesenatico.

Verso la Perugia-Assisi: Lungo il Po, verso una città d’arte amica della bici

Anche oggi tappa lunga, 125 Km da Guastalla a Ferrara, per la spedizione dei ciclisti di Bicipace e Legambiente ad Assisi da Rho, dalla Valle Olona e dal Verbano. Il chilometraggio è lievitato rispetto a quello previsto perche si è deciso di seguire l’alzaia sud del Po, salvo poi frazionarsi strada facendo, per alcuni approfittando anche di comode piste ciclabili nei dintorni del “traguardo” ferrarese. Valeva la pena di seguire l’alzaia, per gli splendidi panorami della pianura e delle acque mormoranti del grande fiume, messi in risalto dalla luce radente che filtrava attraverso le nuvole. Bellissima e inaspettata è risultata la visita a San Benedotto Po, cittadina tecnicamente in Lombardia (la provincia è quella di Mantova) ma per ambiente, dialetto, strade e vicende storiche più vicina a Bologna che a Milano. Qui si trovano la grande basilica benedettina e il chiostro dell’abbazia del Polirone, che fu grande potenza del monachesimo cluniacense nel Medioevo: vi si fece seppellire nel 1115 l’ultima dei Canossa, i signori di queste terre, la nobile Matilde che ospitò papa Gregorio VIII per il suo memorabile incontro-scontro con l’imperatore Enrico IV (da cui il detto “andare a Canossa”).

Dopo una lunga sfacchinata a pedali con tempo clemente, a differenza di ieri, ma resa a tratti faticosa da un forte vento trasversale o contrario, e una pausa pranzo auto(dis)organizzata in quel di Bondeno, la comitiva è giunta alle 16 a Ferrara: e la media è stata vicino 25 Km/h.
La città di Ferrara merita una visita a prescindere da come ci si arriva, ma la bicicletta è ideale per girarla: è uno dei primi centri d’Italia che ha adattato la mobilità ai mezzi a due ruote non motorizzati, che qui sono sempre stati in auge. Un centro storico di dimensioni ridotte, ma ricco di testimonianze storiche della secolare signoria degli Estensi, lontani eredi di quegli Obertenghi che furono antenati di un gran numero di famiglie nobili italiane, Ferrara sintetizza nel suo mix di arte, buona cucina e cortese accoglienza alcuni degli aspetti più tipici dell’Emilia. Non guasta la vicinanza ad altri punti d’interesse: naturale, con il delta del Po, il bosco della Mesola e le Valli di Comacchio; storico ed artistico con le suggestioni bizantine di Ravenna; turistico con le ampie spiagge del litorale adriatico.

Il centro storico di Ferrara ha un nome e un cognome: quelli di Biagio Rossetti, in origine architetto militare, che dal 1492 ebbe l’incarico di ridisegnare l’urbanistica cittadina dai duchi, e produsse quella che oggi è nota come “addizione erculea” (dal nome del duca Ercole), realizzando un bell’esempio di equilibrio urbano nella migliore ottica rinascimentale, badando sì alle ragioni della difesa (le mura, ben conservate) ma senza affatto trascurare quelle dell’estetica (il famoso Palazzo dei Diamanti). E non bisogna dimenticare altri punti di riferimento come il Castello Estense, la cattedrale romanica, la Casa Romei, il municipio. Ma più che i singoli monumenti, per quanto insigni, conta l’equilibrio mirabile dell’insieme: quello che i nostri hanno potuto visitare in una città amica della bicicletta come poche, prima delle ben meritata cena all’ostello, pieno di ragazzi da mezza Europa.


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